Dopo il passaggio di numerosi film ai Festival chiave che precedono l’Awards Season come quello di Cannes, di Venezia e di Toronto, è il momento di tirare le somme e incrociare le reactions della critica americana verso le prove registiche più apprezzate. Come sappiamo la strada è ancora lunga prima dei verdetti dei Directors Guild of America Awards assegnati dal sindacato dei registi e che ogni anno anticipano i verdetti degli Oscar per la Miglior regia. Nel frattempo, prima che inizi ufficialmente la Stagione dei Premi 2021/2022, scopriamo quali registi hanno maggiori possibilità di entrare in lizza per gli Oscar 2022.

Quali registi hanno più chance di entrare nella corsa agli Oscar 2022 nella categoria Best Director?

15. SIAN HEDER (CODA)

La talentuosa Sian Heder, al suo secondo lungometraggio, potrebbe già ottenere l’attenzione da parte dell’Academy grazie al suo sorprendente contributo nella pellicola Coda che le ha fatto finora guadagnare numerosi premi tra cui il Directors to Watch al Palm Springs International Film Festival, il Ray of Sunshine Award al Norwegian International Film Festival, senza dimenticare i 4 premi all’ultimo Sundance Film Festival tra cui quello per la miglior regia. La versione americana del film francese La famiglia Bélier, ha toccato il cuore della critica americana e ha consacrato la Heder, particolarmente apprezzata per il suo stile empatico e diretto con cui evitando ogni facile retorica ha saputo raccontare le dinamiche di una famiglia di genitori non udenti con protagonista una figlia combattuta tra la paura di abbandonarli e il suo amore per la musica.

14. WES ANDERSON (THE FRENCH DISPATCH)

Il 7 volte candidato agli Oscar Wes Anderson potrebbe quest’anno ottenere la seconda nomination come miglior regista dopo quella ottenuta nel 2015 per il meraviglioso The Grand Budapest Hotel insieme a quelle per lo script e per il miglior film, senza contare le 2 come miglior film d’animazione (Fantastic Mr. Fox, L’isola dei cani) e le altre 2 per la miglior sceneggiatura (The Royal Tenenbaums, Moonrise Kingdom). L’occasione è offerta dalla pellicola corale presentata in anteprima all’ultimo Festival di Cannes, The French Dispatch che con il suo ricchissimo cast rappresenta una lettera d’amore al mondo dei reporter ambientata in un avamposto di un giornale americano in una città francese fittizia del XX° secolo che dà vita alla raccolta di storie pubblicate su “The French Dispatch Magazine”.

13. PEDRO ALMODOVAR (MADRES PARALELAS)

Il maestro del melodramma contemporaneo Pedro Almodovar, grazie all’applaudita pellicola Madres Paralelas con cui esplora il passato tra identità mancate e passioni materne, presentata con successo all’ultimo Festival di Venezia, potrebbe conquistare una seconda candidatura agli Oscar come miglior regista dopo averla ottenuta nel 2003 per Parla con lei, film che gli fece guadagnare l’ambita statuetta nella categoria miglior sceneggiatura originale. Indipendentemente però da questo esito comunque Almodovar potrebbe essere uno dei protagonisti della prossima Stagione dei premi, dato che ci sono molte probabilità che Madres Paralelas venga scelto dalla Spagna per la corsa agli Oscar per la categoria Best International Feature Film. Si tratta di una decisione attesa ma non scontata, considerando che proprio nel 2003 la Spagna scelse I lunedì al sole di Fernando León de Aranoa snobbando Parla con lei che riuscì poi comunque ad ottenere 2 candidature e a vincere 1 Oscar!

12. ASGHAR FARHADI (A HERO)

Il regista iraniano Asghar Farhadi vincitore per ben 2 volte dell’Oscar per il Miglior film internazionale (nel 2012 per Una Separazione e nel 2017 per Il cliente), potrebbe ottenere la prima candidatura come Miglior regista grazie alla sua apprezzata pellicola A Hero, presentata tra gli applausi all’ultimo Festival di Cannes dove ha vinto il prestigioso Grand Prix, con cui continua la sua indagine kafkiana sulle contraddizioni e sui paradossi della società in cui vive trasformando l’odissea di un singolo in uno scatto di coscienza collettiva. Anche A Hero come Madres Paralelas potrebbe essere scelto per rappresentare il proprio Paese (Iran) per la categoria Best International Feature Film.

11. ADAM MCKAY (DON’T LOOK UP)

A distanza di 3 anni dalla sua ultima candidatura agli Oscar come miglior regista (la prima nel 2016 per La Grande Scommessa, la seconda nel 2019 per Vice), Adam McKay potrebbe ottenere la sua 3 nomination per la categoria Miglior regia grazie all’attesa dark comedy targata Netflix dal titolo Don’t Look Up con un ricchissimo cast e che vede come protagonisti due astronomi (Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence) che dopo aver scoperto la presenza di un asteroide killer diretto verso la Terra, accettano di partecipare ad un tour mediatico per informare tutti sull’imminente pericolo.

10. PAOLO SORRENTINO (E’ STATA LA MANO DI DIO)

Il “nostro” Paolo Sorrentino potrebbe ottenere la prima nomination agli Oscar per la miglior regia dopo aver incantato la critica americana con La grande bellezza, film vincitore di numeri riconoscimenti tra cui l’ambita statuetta nel 2014 nella categoria Miglior film internazionale. Tutto merito del suo ultimo film E’ stata la mano di Dio (The Hand of God) in cui la sua Napoli perennemente in bilico tra tragedia e bellezza fa’ da sfondo ad una storia di formazione fatta di ispirazione e riscatto in cui ogni singolo evento traccia un’orma indelebile nelle aspirazioni del protagonista. Questa pellicola ha vinto all’ultimo Festival di Venezia ben 4 premi: il prestigioso Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, il Marcello Mastroianni Award al giovane attore Filippo Scotti e 2 Premi Pasinetti (miglior film e miglior attrice a Teresa Saponangelo). Ovviamente data l’alta considerazione percepita dalla critica americana “sarebbe” saggio scegliere questo film per la corsa al Best International Feature Film in rappresentanza del nostro Paese, ma viste le scelte piuttosto discutibili degli ultimi anni, tutto potrebbe succedere! In ogni caso Forza Paolo!

9. PABLO LARRAIN (SPENCER)

Il talentuoso regista cileno, Pablo Larraín, autore di cult movie come No – I giorni dell’arcobaleno (candidato agli Oscar per il Miglior film internazionale nel 2013), Il club, Ema oltre che di due anti-biopic iconici (così come li ha definiti lui) come Neruda e Jackie, potrebbe avvicinarsi alla oscar race grazie al suo applaudito lavoro per il film Spencer con protagonista una meravigliosa Kristen Stewart nei panni di Lady D. In particolare lo script si sofferma su un lasso di tempo ben preciso: le vacanze di Natale con la famiglia reale nella tenuta di Sandringham a Norfolk, in Inghilterra, durante le quali Diana maturò la sua decisione di divorziare dal principe Carlo.

8. RIDLEY SCOTT (HOUSE OF GUCCI)

A distanza di ben 11 anni dalla sua ultima candidatura come miglior regista, Ridley Scott potrebbe ottenere la sua 4a nomination dopo quelle ottenute nel 1992 per Thelma e Louise, nel 2011 per Il Gladiatore e nel 2002 per Black Hawk Down (escludendo quella nel 2016 come produttore per la pellicola The Martian). Complice una delle sue ultime imprese House of Gucci, attesissimo film con protagonisti Lady Gaga nei panni Patrizia Reggiani, accusata di aver organizzato l’assassinio del suo ex marito appartenente alla Famiglia Gucci.

7. STEVEN SPIELBERG (WEST SIDE STORY)

Il nuovo adattamento del famoso musical di Broadway West Side Story di Leonard Bernstein, Arthur Laurents e Stephen Sondheim, già portato sul grande schermo nel 1961 da Jerome Robbins e Robert Wise, aggiudicandosi 10 premi Oscar tra cui miglior film e miglior regia, potrebbe regalare a Steven Spielberg la sua candidatura n°8 per la Miglior regia dopo averlo vinto per questa categoria 2 volte (nel 1994 per Schindler’s List e nel 1999 per Salvate il soldato Ryan).

6. JOEL COEN (THE TRAGEDY OF MACBETH)

La prima volta in solitaria per uno dei fratelli Coen (Joel) alla regia potrebbe essere premiata con una preziosa candidatura agli Oscar grazie al contributo offerto con il film The Tragedy of Macbeth osannato dalla critica americana dopo la sua anteprima al recente New York Film Festival: dal The Telegraph che l’ha definito uno dei migliori adattamenti per il grande schermo della tragedia di Shakespeare al The Hollywood Reporter che ha apprezzato la sua rivisitazione così cruda e lucida, resa affascinante da un avvolgente design stilizzato e da magistrali immagini in bianco e nero, che evocano le trame chiaro scure di Carl Theodor Dreyer.

5. PAUL THOMAS ANDERSON (LICORICE PIZZA)

La terza candidatura agli Oscar come miglior regista è a portata di mano per Paul Thomas Anderson dopo averla conquistata nel 2008 per Il Petroliere e dieci anni dopo per Phantom Thread. Tutto merito della sua attesa pellicola dal titolo Licorice Pizza (inizialmente conosciuta come Soggy Bottom), ambientata negli anni ’70 nella San Fernando Valley a Los Angeles, ruota attorno ad una storia d’amore tra due liceali, uno dei quali è un famoso attore bambino che ha la sua notorietà a Hollywood. Con Cooper Hoffman (figlio del compianto Philip Seymour- Hoffman) e Alana Haim nei panni dei due giovani protagonisti, con un cast corale capeggiato da Bradley Cooper che interpreta il vero Jon Peters, un parrucchiere diventato produttore che integra le sue entrate spacciando droga.

4. DENIS VILLENEUVE (DUNE)

A distanza di 5 anni dalla sua prima candidatura agli Oscar come miglior regista per il meraviglioso Arrival, Denis Villeneuve che ha firmato cult movie come Prisoners, Enemy, Sicario, Blade Runner 2049 potrebbe ottenere meritatamente la sua 2a nomination grazie allo straordinario contributo offerto nel film Dune, il nuovo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di fantascienza scritto da Frank Herbert, che ha letteralmente entusiasmato la critica americana: da Frank Herbert che ha definito questa pellicola un’allegoria geopolitica futuristica dal grande impatto visivo a Owen Gleiberman di Variety che ha sottolineato la forza della sua regia dalla vastità maestosa.

3. GUILLERMO DEL TORO (NIGHTMARE ALLEY)

Con la diffusione del primo trailer del suo attesissimo ultimo film Nightmare Alley sono salite per il regista Guillermo Del Toro le quotazioni in vista degli Oscar, dopo aver vinto ben due statuette nel 2018 (Miglior film e Miglior regia per il film La forma dell’acqua). Le chance di conquistare la sua seconda candidatura come miglior regista sono molteplici, complice una suggestiva realizzazione del famoso classico noir di William Lindsay Gresham, già adattato nel 1947 con il film La fiera delle illusioni per la regia di Edmund Golding con Tyron Power.

2. KENNETH BRANAGH (BELFAST)

Dopo aver vinto il prestigioso People’s Choice Award al Toronto International Film Festival (premio chiave che solitamente spiana la strada verso gli Oscar) Kenneth Branagh con il suo lavoro autobiografico Belfast è stato catapultato automaticamente nella Stagione dei Premi dove sicuramente si ritaglierà uno spazio significativo. Così a distanza di ben 32 anni dalla sua unica candidatura come miglior regista (era il 1990 e fu candidato per Enrico V), Branagh potrebbe avvicinarsi al primo Oscar della sua variegata carriera.

1. JANE CAMPION (THE POWER OF THE DOG)

Sono passati ben 28 anni dalla sua prima e unica candidatura agli Oscar per la miglior regia: era il 1994 quando Jane Campion incantò la critica internazionale con lo straordinario Lezioni di Piano con cui vinse oltre alla Palma d’Oro al Festival di Cannes anche l’Oscar per la miglior sceneggiatura. Quest’anno la magia potrebbe ripetersi grazie al suo lavoro e alla sua visione nell’adattamento del romanzo omonimo di Thomas Savage, The Power of the Dog che le è valso non solo all’ultimo Festival di Venezia il Leone d’Argento per la Miglior regia ma anche il Sebastian Award come miglior film all’ultimo San Sebastián International Film Festival.

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