I candidati di quest’anno per la categoria Miglior documentario esplorano il presente interrogandosi su quello che è stato fatto e su quello che si può fare ancora per migliorare la nostra società: dalle contraddizioni del sistema carcerario americano alla corruzione nel sistema sanitario, dai messaggi di rispetto e inclusione suggeriti ancora una volta dalla Natura alla battaglia dei diritti civili fino ad una meditazione dolorosa sull’isolamento e sulla solitudine degli anziani. In merito alla gara, a differenza della categoria del Miglior cortometraggio documentario, quella del Best Documentary Feature è presente in quasi tutti i premi dell’Awards Season consentendo di prevedere i favoriti agli Oscar. Questo però non vuol dire che è una categoria prevedibile, al contrario, specie nella fase preliminare e cioè quella che porta alle nominations agli Oscar, ci regala tante sorprese come l’esclusione clamorosa dello scorso anno laddove il doc Apollo 11 che dominò la Stagione dei Premi vincendo anche un Producers Guild of America Award fu snobbato a sorpresa dagli Academy.

A tal proposito quest’anno rispetto al panel dei favoriti per la nomination elaborato nei mesi precedenti la sorpresa più eclatante è stata l’esclusione dell’ironico documentario targato Netflix, Dick Johnson is Dead, che aveva dalla sua parte numerosi premi chiave tra cui 2 Critics Choice Documentary Awards (miglior documentario, miglior regia). In questo modo si è consolidata la leadership di Time (Amazon Studios) tallonato dal rumeno Collective e dal doc rivelazione My Octopus Teacher (Netflix).

Quale documentario ha più chance di conquistare l’Oscar?

1. TIME

(Garrett Bradley, Lauren Domino e Kellen Quinn)

Presentato con successo al Sundance Film Festival del 2020 dove ha vinto il Directing Award, Time è uno dei documentari più premiati dell’anno: dal New York Film Critics Circle Award al Los Angeles Film Critics Association Award, dal Gotham Award e ben 2 International Documentary Association Awards (miglior regia, Honorary Emerging Documentary Filmmaker Award). Complice un soggetto avvincente che punta il dito sulle contraddizioni del sistema carcerario americano attraverso gli occhi di una moglie che come una moderna Penelope, tesse nell’attesa di riabbracciare suo marito una “tela” di relazioni con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’ingiustizia. Lottando per sollecitare la liberazione di suo marito che sta scontando una pena detentiva di 60 anni per aver commesso un rapina in banca documenta la sua attesa raccontata combinando filmati originali e materiale in home video con lo scopo di offrire un’esperienza personale nella quale tutti possano immedesimarsi.

2. COLLECTIVE

(Alexander Nanau e Bianca Oana)

Candidato agli Oscar sia nella categoria Miglior Documentario che in quella del Miglior film Internazionale in rappresentanza della Romania, Collective è il potente documentario di Alexander Nanau vincitore non solo dell’European Film Award ma anche di numerosi riconoscimenti durante la Stagione dei Premi americana tra cui il Boston Society of Film Critics Award e il Satellite Award. La forza di Collective sta nel suo coraggio: quello di aver saputo mostrare senza mai cedere alla retorica l’incubo burocratico che si cela dietro ad una tragedia nazionale, portando alla luce un sistema sanitario corrotto fino alla radice costringendo il governo guidato dal Partito socialdemocratico a dimettersi subito dopo l’accaduto. Una frode endemica che ha minato la vita pubblica rumena mostrando una ragnatela complessa e intricata di colpe e menzogne, svelate con un ritmo serrato dal giornalista investigativo Catalin Tolontan che ha raccontato lo scandalo con filmati che scoprono la storia con la stessa immediatezza di un evento che si svolge dal vivo davanti ai nostri occhi.

3. MY OCTOPUS TEACHER

(Pippa Ehrlich, James Reed e Craig Foster)

Il documentario My Octopus Teacher (Il mio amico in fondo al mare) è improvvisamente diventato un forte competitors dopo aver vinto a sorpresa il prestigioso Producers Guild Award of America Award, 2 International Documentary Association Awards (miglior colonna sonora, Pare Lorentz Award), il BAFTA e l’ACE Eddie Award. ll doc, targato Netflix, riesce nell’impresa di raccontare una singolare amicizia sott’acqua tra un filmaker e un polipo, l’uno imbrigliato in un blocco emotivo che gli impedisce di lavorare e l’altro impegnato in una drammatica lotta per la sopravvivenza. Il fondo del mare con i suoi segreti e con le sue emozioni sospese, fa da teatro a questo inedito rapporto ricco di colpi scena. Ancora una volta è la natura a suggerirci in che modo migliorare la nostra vita tra messaggi di rispetto e inclusione.

4. CRIP CAMP

(Nicole Newnham, Jim LeBrecht e Sara Bolder)

Vincitore di 2 International Documentary Association Awards (miglior documentario, ABC News VideoSource Award) e dell’Audience Award al Sundance Film Festival 2020, Crip Camp è l’acclamato documentario prodotto da Barack e Michelle Obama sulla famosa colonia estiva per disabili a Camp Jened. Un esperimento sociale durante il quale si formò un vero e proprio movimento attivista le cui lotte portarono all’emanazione del Rehabilitation Act a difesa dei diritti delle persone diversamente abili.

5. THE MOLE AGENT

(Maite Alberdi e Marcela Santibáñez)

Scelto dal Cile per rappresentare il proprio Paese nella categoria Miglior Film Internazionale, The Mole Agent ha conquistato la nomination solo in quella del Miglior documentario riuscendo però a superare competitors particolarmente competitivi. Presentato al Sundance Film Festival nella sezione World Cinema Documentary Competition, ha vinto poi il Premio del pubblico come miglior film europeo al Festival internazionale del cinema di San Sebastián e ottenuto una preziosa candidatura ai Film Independent Spirit Awards. Al centro della vicenda un investigatore privato che decide di assumere un uomo per lavorare come talpa in una casa di riposo dove un suo cliente sospetta ripetuti abusi sugli anziani. Tenero e divertente, The Mole Agent è un documentario atipico che dietro la patina giocosa dell’indagine nasconde uno sguardo cupo sulla vecchiaia, presentandosi come un promemoria toccante che ci ricorda quanto facilmente la società può dimenticare il ruolo degli anziani.

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