Quest’anno per la categoria Miglior cortometraggio documentario troviamo 5 titoli particolarmente apprezzati dalla critica americana, capaci di raccontare con sensibilità e coraggio le contraddizioni del nostro tempo. Tematiche che affondano il bisturi dell’analisi su questioni mai risolte e che provano a mettere in luce lo spirito e le motivazioni che si celano dietro battaglie civili: dall’ingiustizia sociale al valore della memoria storica, dalla lotta alla discriminazione razziale alle proteste dei manifestanti pro-democrazia, fino alle misure per contrastare la diffusione della fama nei paesi sull’orlo della carestia.

Rispetto alle previsioni del Miglior cortometraggio che non ha riconoscimenti indicativi per prevedere i favoriti, la categoria del Best Documentary Short Subject può avvalersi non solo dei giudizi espressi dalla critica durante i passaggi dei vari corti nei Festival ma anche di alcuni premi dedicati al mondo dei documentari come il Cinema Eye Honors Award, il Critics Choice Documentary Awards e l’International Documentary Award dove troviamo delle categorie apposite per il formato breve.

Quale cortometraggio documentario ha più chance di conquistare l’Oscar?

1. A LOVE SONG FOR LATASHA

(Sophia Nahli Allison, Janice Duncan)

Dedicato alla memoria di Latasha Harlins, un adolescente afroamericana uccisa ingiustamente il 16 marzo del 1991 in un negozio di Los Angeles nel quartiere di South Central, A love Song for Latasha, targato Netflix e presentato con successo al Tribeca Film Festival del 2019 e al Sundance Film Festival del 2020, è un racconto evocativo che mescola ricordi, speranze e testimonianze con l’obiettivo di spingere ad un’amara riflessione sul potere distruttivo del pregiudizio razziale. Il senso di ingiustizia trova radici nell’epilogo di questa drammatica vicenda, dato che a sparare fu lo stesso proprietario del minimarket, il coreano Soon Ja Du che si difese dichiarando di aver visto Latasha mettere nello zaino un succo di frutta. Fortunatamente le telecamere raccontarono un’altra versione dei fatti, ma la pena ridotta a soli 5 anni di libertà vigilata mise ancora una volta in luce la fragilità del sistema giudiziario americano. Questo cortometraggio documentario ha al suo attivo numerosi premi tra cui il Gran Premio della Giuria all’American Film Institute Fest oltre a 2 preziose candidature ai riconoscimenti chiave di questa categoria: il Cinema Eye Honors Award (Oustanding Achievement in Nonfiction Short Filmmaking) e l’International Documentary Award (Best Short).

2. COLETTE

(Anthony Giacchino, Alice Doyard)

Vincitore del premio per il Miglior cortometraggio documentario al St.Louis International Film Festival e del riconoscimento Young Cineaste Award assegnato al Palm Springs International Short Film, Colette, destinato a far parte della galleria di documentari per il videogioco di realtà virtuale Medal of Honor: Above and Beyond, è incentrato sul valore della memoria storica che mette in contatto una studentessa di storia con l’ex membro della Resistenza francese, Colette Marin-Catherine. Da un lato lo studio e la testimonianza dei libri e dall’altro l’esperienza diretta di una sopravvissuta. Il confronto come occasione per affrontare i fantasmi del passato e rivederli nel viaggio verso il campo di concentramento di Mittelbau-Dora dove morì il fratello di Colette.

3. A CONCERTO IS A CONVERSATION

(Ben Proudfoot e Kris Bowers)

In A Concerto is a conversation il concetto di composizione musicale inteso come conversazione tra i solisti e l’orchestra diventa metafora di un parallelismo generazionale: due uomini afroamericani, un nonno e nipote, ripercorrono le fasi della loro vita riflettendo non solo su come determinazione e coraggio possono cambiare il destino di una famiglia, ma anche su come la lotta alla discriminazione razziale possa mutare il volto della società instillando una necessaria consapevolezza nella comunità. La conquista dei diritti civili è un orizzonte a cui si può guardare come frutto appunto di una conversazione, di un confronto. Così l’apprezzato compositore cinematografico Kris Bowers (Green Book) omaggia la vita di suo nonno che gli ha insegnato a riconoscere l’inesistenza dei limiti e a non farsi scoraggiare dal colore della sua pelle.

4. DO NOT SPLIT 不 割 席

(Anders Hammer e Charlotte Cook)

Con Do Not Split 不 割 席, presentato lo scorso anno al Sundance Film Festival, Anders Hammer racconta la coraggiosa lotta per la democrazia nelle strade di Hong Kong attraverso concitate riprese in strada. Il traumatico passaggio da colonia britannica a regione amministrativa della Repubblica Popolare Cinese avvenuto nel 1997, ha innescato le proteste dei manifestanti che di colpo hanno perso diritti e libertà. Hammer però non si limita a riportare i fatti realmente accaduti ma impreziosisce la narrazione con testimonianze sul posto, soffermandosi sul potere della loro ribellione funestata dalla violenza della polizia che ha usato la nuova legge sulla sicurezza nazionale sostenuta da Pechino per scoraggiare qualsiasi istanza di cambiamento. Questo cortometraggio documentario ha ottenuto una Menzione Speciale all’AFI Docs Festival di quest’anno.

5. HUNGER WARD

(Skye Fitzgerald e Michael Scheuerman)

E’ un toccante cortometraggio documentario su una delle piaghe sociali dello Yemen che sta vivendo sulla sua pelle una delle peggiori crisi umanitarie del mondo moderno: la rapida diffusione epidemica della fame sullo sfondo di una guerra dimenticata. Al centro della vicenda il racconto in prima linea di due operatrici sanitarie, Mekkia Mahdi e Aida Alsadeeq che all’interno dei due centri di alimentazione terapeutica cercano di salvare le vite di bambini affamati. La sfida è ardua dato che con l’ultimo embargo su tutte le importazioni via terra e via mare, il Paese ha un accesso limitato a beni di prima necessità come cibo e medicine.

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