A differenza delle altre categorie, il Miglior cortometraggio (Best Live Action/Short Film) non ha riconoscimenti indicativi che consentono di prevedere i favoriti, dato che è molto raro trovare questa categoria tra quelle dei premi delle associazioni dei critici americani che impreziosiscono annualmente le fasi dell’Awards Season. Di conseguenza per le nostre previsioni non resta che affidarsi ai giudizi espressi dalla critica durante i passaggi dei vari corti nei Festival dedicati, incrociando preferenze e premi vinti. Da qui il carattere spesso imprevedibile di questa categoria. Basti pensare che nella stessa cinquina di quest’anno c’è stata un’esclusione clamorosa come quella di Pedro Almodovar, il cui corto La voce umana tratto dall’omonimo testo teatrale di Jean Cocteau con protagonista Tilda Swinton e presentato all’ultimo Festival di Venezia non ha ottenuto a sorpresa la candidatura. Ora diamo un’occhiata ai candidati di quest’anno e scopriamo insieme non solo i titoli in pole position ma anche le ragioni per le quali potrebbero vincere l’ambita statuetta

Quale cortometraggio ha più chance di conquistare l’Oscar?

1. THE LETTER ROOM

(Elvira Lind e Sofia Sondervan)

Scritto e diretto da Elvira Lind (filmaker danese particolarmente apprezzata per il suo precedente lavoro il documentario Bobbi Jene con protagonista Laura Dern) The Letter Room con Oscar Isaac, presentato con successo al Tribeca Film Festival 2020, è il cortometraggio di punta di questa cinquina complice uno script accattivante e uno stile originale. In tal senso il corto si pone come uno studio sul personaggio: una guardia carceraria, responsabile di tutta la posta in arrivo nel penitenziario finisce per farsi coinvolgere dal contenuto di una di queste missive, trovandosi invischiato nella vita privata di un prigioniero. In questo modo la regista segue il tentativo del protagonista di riportare segretamente l’umanità nel sistema carcerario.

2. TWO DISTANT STRANGERS

(Travon Free e Martin Desmond Roe)

Prodotto da Netflix e girato durante l’estate scorsa in piena pandemia, Two Distant Strangers che sarà presentato in anteprima sul servizio di streaming il 9 aprile (6 giorni prima dell’inizio della votazione finale per gli Oscar) ha il merito non solo di aver mescolato i generi creando un prodotto ibrido ricco di stimoli creativi ma anche quello di aver saputo affrontare con originalità le istanze del movimento Black Lives Matter. Al centro della vicenda i ripetuti e vani tentativi di un fumettista di ritornare a casa, per poi scoprire di essere schiavo di un loop temporale che lo costringe a rivivere gli stessi momenti più e più volte, con il giorno che finisce sempre con la sua morte, ucciso da un poliziotto bianco. Two Distant Strangers ha al suo attivo l’African-American Film Critics Association Award per il miglior cortometraggio.

3. THE PRESENT

(Farah Nabulsi e Ossama Bawardi)

The Present è il cortometraggio più premiato dell’anno dopo aver vinto numerosissimi riconoscimenti assegnati durante tutti i Festival a cui ha partecipato: dal premio per il Miglior cortometraggio straniero al Miami International Film Festival al premio per il Miglior corto dell’anno alla London Film Week fino al Premio del pubblico al Cleveland International Film Festival. Senza dimenticare che ha vinto anche un prezioso BAFTA. Tutto merito del suo script che pone l’attenzione sul tema della libertà di movimento in Palestina raccontando una vicenda che sembra assurda ma che è realmente accaduta e che vede al centro della vicenda un giovane padre di famiglia costretto ad affrontare lunghe code ai posti di blocco imposti dall’occupazione israeliana per acquistare semplicemente “un presente” a sua moglie

4. FEELING THROUGH

(Doug Roland and Susan Ruzenski)

Tratto da un episodio realmente accaduto al regista Doug Roland, Feeling Through, prodotto dal premio Oscar Marlee Matlin per Figli di un Dio minore, è il racconto di un incontro inaspettato tra un adolescente senzatetto di nome Tareek e un uomo sordo-cieco di nome Artie che con un bastone e un cartello al seguito chiede assistenza per attraversare la strada. In attesa di un autobus che tarda ad arrivare, i due trovano un punto di contatto nella loro marginalità, scoprendo di avere in fondo molte cose in comune. Anche questo cortometraggio ha conquistato numerosi riconoscimenti tra cui l’Audience Award al San Diego International Film Festival e il Premio della Giuria al Ojai Film Festival.

5. WHITE EYE

(Tomer Shushan e Shira Hochman)

Il trattamento riservato ai rifugiati, il diritto di uguaglianza umiliato da una giustizia a due facce sono solo alcuni temi dell’apprezzato corto israeliano White Eye di Tomer Shushan, un’esperienza cinematografica intensa e difficile da digerire soprattutto per l’impiego del piano sequenza che ci costringe a vivere in prima persona le ingiustizie subite dal protagonista a cui viene rubata una bicicletta. Un semplice furto che diventa il pretesto per esplorare le conseguenze dei pregiudizi razziali. Tra i numerosi premi conquistati spicca il Gran Premio della Giuria al prestigioso SXSW Film Festival.

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