Per la corsa agli Oscar 2020 per la categoria Best International Feature Film l’Italia può contare sul meraviglioso film di Marco Bellocchio, Il traditore, scelto come proprio rappresentante dall’ANICA in una rosa di 5 candidati. Una felice decisione considerando l’attenzione riservata alla pellicola nelle proiezioni dei vari festival del circuito award season (particolarmente attesa è la sua partecipazione al New York Film Festival).

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Con questa scelta l’ANICA, che ha il compito di riunire annualmente la Commissione impegnata a scegliere il film da portare agli Oscar, è riuscita ad intercettare la forte considerazione internazionale riservata alla pellicola di Bellocchio che con il suo lavoro può rappresentare al meglio la nostra cinematografia nazionale.

Il traditore Oscar 2020

Attualmente Il traditore è stato selezionato per gli European Film Awards, e ha finora raccolto importanti riconoscimenti nel nostro Paese, come 2 Globi d’oro (miglior colonna sonora, miglior film), il premio per la miglior sceneggiatura al Flaiano Film Festival e 7 Nastri d’argento (miglior attore non protagonista, miglior attore, miglior colonna sonora, miglior montaggio, miglior sceneggiatura, miglior regia, miglior film).

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Grazie a questo film per l’Italia potrebbe arrivare la 29 esima candidatura dopo averlo vinto ben 11 volte: La strada, Le notti di Cabiria, 8 e mezzo, Ieri, oggi e domani, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Il giardino dei Finzi Contini, Amarcord, Nuovo cinema Paradiso, Mediterraneo, La vita è bella, La grande bellezza. Con l’”apertura” degli Academy, che hanno cambiato il nome del premio da Miglior film straniero a Miglior film internazionale in un’ottica di inclusione e multiculturalità, la gara si fa’ molto più interessante.

Best International Feature Film Oscars 2020

Finora sono 86 i Paesi che hanno inviato agli Academy il loro film in rappresentanza della propria cinematografia nazionale: Libano, Afghanistan, Singapore, Bielorussia, Australia, Islanda, Uzbekistan, Vietnam, Danimarca, Armenia, Russia, Lussemburgo, Argentina, Hong Kong, Thailandia, Israele, Bangladesh, India, Canada, Francia, Ghana, Albania, Venezuela, Philippine, Grecia, Montenegro, Lettonia, Indonesia, Kenya, Kosovo, Kirghizistan, Etiopia, Repubblica Ceca, Lituania, Costarica, Pakistan, Polonia, Uganda, Messico, Slovacchia, Perù, Tawain, Portogallo, Serbia, Sud Africa, Cile, Bulgaria, Bolivia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Nepal, Egitto, Spagna, Austria, Uruguay, Ungheria, Croazia, Norvegia, Finlandia, Olanda, Filippine, Cuba, Svezia, Brasile, Marocco, Macedonia del Nord, Colombia, Tunisia, Reppublica Dominicana, Romania, Giappone, Belgio, Ucraina, Turchia, Ecuador, Germania, Palestina, Estonia, Corea del Sud, Panama, Cambogia, Iran, Algeria, Svizzera, Georgia, Italia

Ecco di seguito la lista dei NOSTRI 20 film favoriti per una nomination agli Oscar nella categoria Best International Feature Film:

Oscar 2019, quali sono gli sfidanti dell’Italia per il Miglior Film Internazionale?

1.PARASITE (Corea del Sud)

La Corea del Sud, come era prevedibile, dopo la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, ha deciso di puntare tutto su Parasite di Bong Joon-ho che a conti fatti parte come il grande favorito. Su questa lunghezza d’onda i critici americani sono tutti ben concordi nel definire il film come uno dei migliori dell’anno attestandosi come favorito agli Oscar 2020 non solo nella categoria Best International film, ma anche in quella per la miglior regia e per la miglior sceneggiatura: da IndieWire che lo definisce “un film furioso e diabolicamente ben fatto” a Los Angeles Times che ne apprezza la forza, il coraggio e la fattura tecnica fino a Screen International che parla di “pellicola dal controllo hitchockiano e dal materiale bunueliano“. Il film è stato selezionato per il Toronto International Film Festival e per Il New York Film Festival

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La storia ruota attorno alle vicessitudini di due famiglie molto particolari, il cui ruolo diventa metafora dei nostri tempi oltre che un occasione per affondare il bisturi dell’analisi sulle fratture derivanti dalle diseguaglianze sociali. Due famiglie, due case in cui la speranza si trasforma in illusione e il desiderio di riscatto in prigione.
Nella storia degli Oscar la Corea del Sud non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale. Solo Burning di Lee Chang-dong si è avvicinato alla nomination l’anno scorso, riuscendo ad entrare nella short-list dei semifinalisti.

2.DOLOR Y GLORIA (Spagna)

La Spagna punta tutto sull’apprezzatissimo film autobiografico del maestro Pedro Almodovar che con Dolor y Gloria potrebbe regalare al protagonista Antonio Banderas la prima nomination all’Oscar della sua carriera dopo aver vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes. A cui ha fatto seguito il Cannes Soundtrack Award assegnato allo storico compositore del regista spagnolo, Alberto Iglesias. Senza dimenticare i due premi (Prix du Jury e Best Actor) assegnati dalla comunità della critica internazionale presente con l’International Cinephile Society Award.

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Attraverso un patchwork di ricordi e suggestioni il regista racconta il suo amore per il cinema e per la vita fatto di persone che hanno lasciato il segno lungo il suo percorso. Dolore e Gloria, ma anche gioia e disperazione, amore e frustrazione. Un omaggio poetico e disincantato sul tempo che fugge, sul trascorrere inesorabile della vita, ma anche sulla possibilità di apprezzare tutti gli insegnamenti nella loro portata drammatica e simbolica.

Nella storia degli Oscar la Spagna ha conquistato 15 nomination e collezionato ben 4 statuette: Volver a empezar di José Luis Garci (1982), Belle Epoque di Fernando Trueba (1993), Tutto su mia madre di Pedro Almodovar (1999), Mare Dentro di Alejandro Amenabar (2004).

3. LES MISERABLES (Francia)

La Francia a sorpresa punta sul dramma sociale Les Miserables di Ladj Ly già vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, superando il più quotato Portait of a Lady on Fire di Celine Sciamma particolarmente apprezzato dalla critica americana.

Francia

Con questo film Ladj Ly ha avuto il coraggio di raccontare una storia cruda e realistica fatta di crescente tensione tra un gruppo di poliziotti e la comunita musulmana oppressa nella Parigi moderna con un chiaro parallismo alle “insurrezioni” che hanno recentemente messo in ginocchio la capitale francese. Nella storia degli Oscar la Francia ha ottenuto ben 39 nomination e 12 Oscar per questa categoria, escludendo le 3 statuette onorarie assegnate tra il 48′ e il 52′ ai due film di René Clement (Au-delà des grilles, Jeux interdits) e a Monsieur Vincent di Maurice Cloche.

4. BEANPOLE (Russia)

La Russia ha scelto la pluripremiata pellicola di Kantemir Balagov Beanpole già vincitrice del FIPRESCI all’ultimo Festival di Cannes e del premio per la miglior regia per la sezione Un certain regard.

Russia

La vicenda è ambientata nel 1945 a Leningrado.La seconda guerra mondiale ha devastato la città, demolendo i suoi edifici e lasciando i suoi cittadini a brandelli, fisicamente e mentalmente.Due giovani donne cercano significato e speranza nella lotta per ricostruire la propria vita tra le rovine. Nella storia degli Oscar la Russia ha conquistato 7 nomination e vinto l’ambita statuetta una sola volta nel 1994 con il film Bruciato dal sole di Nikita Mikhalkov

5. AND THE WE DANCED (Svezia)

Svezia: il film drammatico di Levan Akin And The We Danced ha molte chance di entrare nella cinquina dopo essere stato presentato con successo all’ultima edizione del Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Realisateurs oltre ad aver vinto il premio come miglior attore (Levan Gelbakhiani) al Sarajevo Film Festival. La pellicola svedese può contare su un forte apprezzamento da parte della critica americana dato che ha ottenuto l’83% di recensioni positive sul rinomato aggregatore Rotten Tomatoes. Inoltre è stato selezionato per il London International Film Festival (BFI)

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La storia ruota attorno ad un giovane ballerino il cui mondo si capovolge quando prova una forte attrazione nei confronti del nuovo arrivato che si scoprirà essere il suo rivale per la figura di primo ballerino. Una storia sensuale che nasce ed esplode in un luogo rigido e frenato da tradizioni austere e antiche come quelle legate al mondo della danza classica georgiana. Un romanzo di formazione in cui il primo amore traghetta il protagonista verso un percorso di auto-accettazione. La danza ha spesso messo in scena storie in cui l’artista esprimeva la sua ricerca interiore attraverso i passi. In questo film si pongono le basi per un crescente desiderio verso la piena consapevolezza della propria identità, incastrato però nel pericolo derivante dai pregiudizi della cultura conservatrice ossessionata dall’esigenza di ribadire che il matrimonio in Georgia sarà sempre quello tra un uomo e una donna.

Nella storia degli Oscar la Svezia ha conquistato 16 nomination vincendo la statuetta ben 3 volte grazie al genio di Ingman Bergman: La fontana vergine (1960), Trough a Glass Darkly (1961), Fanny e Alexander (1983). L’ultima nomination conquistata risale al 2017 con il film The Square di Ruben Ostlund.

6. LA GOMERA (Romania)

Romania: a rappresentare il cinema rumeno quest’anno ci sarà l’ultimo lavoro di Corneliu Porumboiu, il thriller The Whistlers (La Gomera) già presentato con successo all’ultima edizione del Festival di Cannes oltre ad essere stato selezionato per il Toronto International Film Festival e per Il New York Film Festival

The Whistlers

La storia è incentrata su una missione condotta da un ufficiale di polizia rumeno che si reca nella nota isola spagnola La Gomera nelle Canarie con l’obiettivo di liberare un controverso uomo d’affari di Bucarest. Per farlo deve introdursi nel contesto sociale imparando il linguaggio codificato della zona chiamato El Silbo, fatto di sibili e sputi, solo così potrà risultare credibile e riportare a casa il suo uomo. Nella storia degli Oscar la Romania non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale. L’unico film ad esserci andato molto vicino è stato Beyond the Hills di Cristian Mungiu che nel 2012 fu incluso nella lista dei semifinalisti, senza però poi riuscire a conquistare la candidatura.

7. PAPICHA (Algeria)

L’Algeria ha scelto la pellicola di protesta Papicha della regista Mounia Meddour, presentata con successo durante l’ultima edizione del Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard ottenendo il plauso della critica.

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La storia, ambientata negli anni ’90 durante la sanguinosa Black Decad che mise in ginocchio il Paese, verde come protagonista una studentessa universitaria appassionata di moda che insieme ad una sua amica realizza degli abiti con lo scopo di offrire alle ragazze della sua generazione la possibilità di sentirsi libere nella piena accettazione della loro identità femminile in una società maschilista e retrograda ancorata ai dettami di una religione integralista che sta prendendo il sopravvento. I loro abiti sono come urli per gridare al mondo il loro desiderio di libertà. La Rivoluzione femminile parte dal controllo del loro corpo. Tutto questo succede mentre il Paese si prepara suo malgrado ad una sanguinosa guerra civile che renderà qualsiasi desiderio di affermazione una chimera. Nella storia degli Oscar l’Algeria è stata nominata 5 volte: Ballando, Ballando di Ettore Scola (1984), Poussieres de vie di Rachid Bouchareb (1996), Days of Glory di Rachid Bouchareb (2007), Uomini senza legge di Rachid Bouchareb (2011) e il thriller politico Z di Costa-Gavras (1969) che ha conquistato 2 Oscar (miglior film straniero, miglior montaggio).

8. MONOS (Colombia)

Colombia: a rappresentarla ci sarà il thriller di sopravvivenza Monos, già vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il World Cinema Dramatic Special Jury Award assegnato al Sundance Film Festival e il premio come miglior pellicola colombiana al Cartagena Film Festival. Inoltre è stato selezionato per il London International Film Festival (BFI)

monos colombia

Guerriglia e sopravvivenza sono le coordinate chiavi di questo originale film ambientato in una giunglia della America Latina. Uno spazio circoscritto che ha però qualcosa di astratto, apparentemente sganciato dal tempo, dalla geografia o dalla morale convenzionale. Al centro della trama un gruppo di otto bambini-soldati impegnati in una dura e infinita esercitazione sulla cima di una montagna, sotto la guida di un adulto che li costringe a sorvegliare un ostaggio americano. Dopo un’imboscata però il gruppo dapprima padrone del proprio destino, diventa vittima, e mentre si sbriciolano rapidamente le loro certezze e convinzioni, realizzano che stanno lottando per sopravvivere. Nella storia degli Oscar la Colombia ha conquistato la nomination 1 sola volta e cioè nel 2016 con la pellicola di Ciro Guerra, El abrazo de la serpiente, per poi andarci molto vicino l’anno scorso con il film Oro verde che infatti fu selezionato per la short list dei semifinalisti senza però conquistare successivamente la candidatura.

9. THE PAINTED BIRD (Repubblica Ceca)

Repubblica Ceca: punta sull’apprezzata pellicola presentata all’ultimo Festival di Venezia, The Painted Bird di Vaclav Marhoul.

Repubblica Ceca

La storia personale di un giovane sopravvisuto ebreo nella disperata ricerca di un rifugio per sfuggire agli orrori della seconda guerra mondiale è al centro di un dramma corale, nel quale si muovono anime e personaggi tormentate e disperate. Un ritratto inquietante in bianco e nero sulla trasformazione di un mondo oramai scenario selvaggio e primitivo dove è difficile sopravvivere, ma dove vivere è quasi impossibile.

Nella storia degli Oscar la Repubblica Ceca ha conquistato 3 nomination (Kolya, Divisi si perde, Dark Blue World) e vinto 1 statuetta nel 1997 con il film Kolya di Jan Sverak.

10. JOY (Austria)

L’Austria ha scelto il dramma sociale Joy del regista austriaco-iraniano Sudabeh Mortezai già vincitore del Vienna Film Award all’ultima Viennale, del premio per il miglior film al London Film Festival e del Premio speciale della Giuria al Chicago International Film Festival, oltre a due riconoscimenti al Festival di Venezia 2018 (Hearst Film Award, e il Label Europa Cinemas).

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La pellicola ruota attorno al penoso compito di una giovane donna nigeriania costretta a controllare una sua connazionale da poco inserita nel circolo vizioso della prostituzione. In siffatto contesto la donna (Joy) osserva inizialmente con distacco la nuova arrivata (Precious) per poi comprendere con desolata accettazione la sua triste condizione, attingendo dal suo terribile passato. Un ritratto doloroso e spietato sulla tratta delle immigrate africane costrette dalla malavita organizzata a riscattare la propria libertà con il loro corpo. Il rapporto che si crea tra le due offre la possibilità di conoscere la diversa percezione delle due generazioni a confronto sul mondo della prostituzione dal punto di vista di coloro che sono schiavizzate. Quello che però affascina di questo struggente racconto è l’approccio del regista, ora intimo, ora documentaristico con lo scopo di mostrare le infinite trappole di abusi e di estorsioni di coloro che vivono ai margini della società. Uno scorcio esistenziale tragico e disperato che mette in luce il dramma dietro il commercio delle schiave sessuali tra l’Africa e l’Europa. Nella storia degli Oscar l’Austria ha conquistato 4 nomination vincendo l’ambita statuetta 2 volte: Revanche – Ti ucciderò di Götz Spielmann (2009) e Amour di Michael Haneke (2013).

11. ANTIGONE (Canada)

Il Canada sceglie il dramma sui rifugiati, Antigone di Sophie Deraspe, già premiato come miglior film canadese al Toronto International Film Festival.

Canada

Al centro della vicenda una moderna Antigone la cui vita come rifugiata canadese viene messa alla prova quando uno dei suoi fratelli viene ingiustamente ucciso durante un arresto di droga mentre un altro viene arrestato e messo in custodia cautelare. Il muro contro muro del sistema giudiziario in termini di immigrazione la porta a sfidare le leggi con i suoi valori di amore e solidarietà. Nella storia degli Oscar il Canada ha conquistato 7 nomination, vincendo l’ambita statuetta una sola volta nel 2004 con il film Le invasioni barbariche di Denys Arcand.

12. A WHITE, WHITE DAY (Islanda)

L’Islanda punta sul film A white,white day di Hlynur Palmason già selezionato per il Toronto International Film Festival e per la Settimana della Critica al Festival di Cannes.

Islanda

Al centro della vicenda c’è un un capo della polizia fuori servizio di una remota città islandese la cui moglie è morta in un tragico incidente due anni prima. Quando inizia a sospettare che un uomo del posto abbia avuto una relazione con lei, la sua ossessione per scoprire la verità inizia a consumarlo, mettendo inevitabilmente in pericolo sia se stesso che coloro che ama. Il team del film lo definisce “una storia di dolore, vendetta e amore incondizionato”. Nella storia degli Oscar l’Islanda ha conquistato una sola nomination e cioè nel 1991 con il film Children of Nature

13. TUTTI PAZZI A TEL AVIV (Lussemburgo)

Il Lussemburgo  punta sulla brillante commedia di Sameh Zoabi Tutti pazzi a TelAviv  già vincitrice di 2 premi a Venezia75 nella sezione Orizzonti (miglior sceneggiatura e miglior attore) oltre all’Asia Pacific Screen Award per il miglior script originale.

Lussemburgo

La pellicola affronta in maniera originale il conflitto israele/palestinese partendo da uno spunto leggero legato al mondo televisivo delle soap opere nazionali. Nel film lo sceneggiatore e il regista cercano di trovare un compromesso per far evolvere la storia in maniera credibile con una serie di rimandi alla difficile situazione politica e sociale in cui versa il Paese. Una farsa seducente sempre sul bilico tra finzione e realtà, una risposta allegorica alla follia iincomprensibile dell’uomo. Nella storia degli Oscar il Lussemburgo non è mai entrato nella cinquina

14. THE MONEYCHANGER (Uruguay)

L‘Uruguay ha scelto la commedia The moneychanger di Federico Veiroj selezionata per il Toronto International Film Festival e per il San Sebastian International Film Festival.

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Al centro di una trama amara ma nello stesso tempo farsesca c’è un un cinico riciclatore di denaro offshore che inizia a fare affari proprio nel momento in cui la dittatura militare prende il potere in Uruguay sfruttando la povera economia del suo Paese. Nella storia degli Oscar l’Uruguay non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale

15. MEMORIES OF MY BODY (Indonesia)

L’Indonesia ha scelto il film Memories of My Body di Garin Nugroho presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 75 e in lizza per il Queen Lion Award dedicato alle pellicole a tematica LGBTQ.

Indonesia

E’ la storia di una battaglia, ma interiore, quella che farà il giovane protagonista alla ricerca di un equilibrio tra il suo corpo e la natura dei suoi sentimenti. Abbandonato dalla sua famiglia trova accoglienza in una scuola di danza Lengger in cui gli uomini assumono nella danza atteggiamenti femminili. Sarà l’inizio di un viaggio alla ricerca di sè stesso, mentre il Paese viene dilaniato da un’ondata di violenza politica e sociale. Nella storia degli Oscar l’Indonesia non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale.

16.VERDICT (Philippine)

Philippine: sceglie il discusso film sugli abusi domestici vincitore del Gran Premio della Giuria nella sezione Orizzonti  di Venezia76 Verdict di Raymund Ribay Gutierrez. Inoltre è stato selezionato sia per il Toronto International Film Festival che per il Telluride Film Festival

Philippine

Il dramma ruota attorno alla scelta di una donna in merito al tema della violenza domestica in un labirinto asfissiante e umiliante di regole e norme burocratiche che finiscono per violare una seconda volta le vittime di abusi domestici in un calvario kafkiano disarmante. Nella storia degli Oscar le Philippine non è mai entrato nella cinquina finale.

17. TU ME MANQUES (Bolivia)

La Bolivia ha scelto per gli Oscar 2020 la commedia bilingue LGBTQ Tu me manques di Rodrigo Bellott per la categoria Best International Feature Film superando ben 11 contendenti. Già vincitore del Grand Jury Prize per il miglior adattamento all’Outfest di Los Angeles dove è stato presentato in anteprima mondiale lo scorso agosto, Bellott è attualmente considerato da Variety come uno dei migliori talenti latinoamericani. Il film è l’adattamento cinematografico di una commedia del 2015 firmata proprio da Bellott che originariamente doveva andare in scena solo una sera ma dato il successo inaspettato è stata prolungata per ben 4 mesi diventando un vero e proprio caso teatrale nazionale.

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La forza della pellicola sta tutta nel suo originale script incentrato sulla figura di un personaggio terrorizzato all’idea di uscire di casa con il rischio di essere discriminato. Fortunatamente tra le quattro mura domestiche la paura si esorcizza con il riso, ma fuori la vita sa essere dura e spietata. La vena leggera del plot tocca punte drammatiche nel momento in cui il giovane decide di suicidarsi per paura di uscire. Con questa pellicola il regista ha cercato di mettere in luce un dramma spesso dimenticato nel tentativo di dare ai giovani e ai sopravvissuti ai tentati suicidi una speranza per andare avanti nonostante i tempi sempre più bui. Nella storia degli Oscar la Bolivia non è mai entrata nella cinquina.

18.INSTINCT (Olanda)

Olanda: punta sull’apprezzato Instinct di Halina Reijn atteso nella sezione Contemporary World Cinema al prossimo Toronto International Film Festival e già presentato con successo in anteprima mondiale al Locarno Film Festival dove ha vinto il Variety Piazza Grande Award.

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Al centro della vicenda di questo appassionato e carnale thriller erotico c’è una psicologa impegnata a normalizzare la condotta morale di un detenuto in via di scarcerazione. Nel suo lavoro di demonizzazione degli istinti sessuali dell’uomo finisce per diventare vittima e carnefice del suo desiderio. La sua competenza professionale non le fa da scudo: la sua attrazione rompe gli argini, valica i limiti. Senza volerlo acquisisce la prospettiva del predatore trasformando in oggetto l’autore del reato sessuale che aveva il compito di curare. Su questa lunghezza d’onda lo script indaga sulle implicazioni del desiderio fatto di slanci e di contraddizioni, mostrando con amaro cinismo non solo il labile confine tra attrazione e rifiuto, ma anche quanto siano vicini la voglia di dominare e il voler essere dominati. Nella storia degli Oscar l’Olanda ha ottenuto 7 nomination vincendo l’ambita statuetta ben 3 volte: The Assault nel 1987, L’albero di Antonia nel 1996 e Character nel 1998.

19. OUR MOTHERS (BELGIO)

Belgio: ha deciso di puntare tutto sul film Our mothers in lingua spagnola del regista belga-guatemalteco Cesar Diaz, dopo aver vinto la Camera d’oro all’ultimo Festival di Cannes come miglior opera prima.

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La pellicola è ambientata nell’attuale Guatemala, un paese colpito dal processo agli ufficiali militari che hanno iniziato la guerra civile .Al centro della trama c’è un giovane antropologo della Fondazione forense che ha il compito di identificare le persone scomparse fino al giorno in cui trova un indizio che gli permetterà di trovare suo padre, un guerrigliero scomparso durante la guerra. Nella storia degli Oscar il Belgio ha ottenuto la nomination per questa categoria ben 7 volte senza mai vincere la statuetta. L’ ultima candidatura risale al 2014 con il film Alabama Monroe – Una storia d’amore (The Broken Circle Breakdown) di Felix Van Groeningen.

20. CORPUS CHRISTI (POLONIA)

La Polonia punta su Corpus Christi di Jan Komasa presentato con successo al Toronto International Film Festival e per la sezione Venice Days della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

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La pellicola ruota attorno alla scelta di un giovane la cui trasformazione spirituale diventa un valido motivo per apprezzare la vita con un nuovo sguardo sulla Fede in Dio. Nella vicenda il protagonista scopre in prigione la sua vocazione ma dato il suo passato criminale non può diventare prete, così un giorno viene mandato a svolgere un lavoro in una bottega del Paese ma preferisce fuggire, vestirsi da prete e insediarsi in una piccola parocchia locale. La sua carismatica fede gli consente di aiutare la comunità scossa da una recente tragedia. Nella storia degli Oscar la Polonia ha conquistato 11 nomination vincendo l’ambita statuetta solo una volta e cioè nel 2015 con il film Ida di Pavel Pawlikowski.